32) Vademecum del doppiatore

"If people aren't laughing at your dreams, your dreams aren't big enough."
(Grayson Marshall)

- 37.

Maestro, come funziona dopo l'Accademia?

Funziona che si inizia a seguire il mestiere che si è scelto.

Sì, ma, noi facciamo l'ultima lezione di pratica in sala, ci salutiamo e poi?

E poi venite a Roma.

Veniamo a Roma, da lei?

Venite a Roma da qualunque direttore del doppiaggio ad appostarvi fuori dagli studi, in attesa che esca a fumarsi una sigaretta, per chiedergli se vi fa fare un provino. Di solito, vi dicono di tornare quindici giorni dopo, e quando tornate sono altri quindici, fino a che, se li convincete e trovano un buco, vi fanno entrare al volo mentre l'altro attore si sta preparando e vi giocate tutto in due minuti.

E... in che cosa consiste il provino?

Dipende. Io vi faccio leggere. Mi bastano trenta secondi per capire se potete fare questo lavoro o no. Se contate l'emozione che vi assale e che non c'è mai tempo e che vanno tutti di fretta, dovete arrivare all'eccellenza della vostra preparazione per farvi trovare abbastanza pronti nel caso vi dicano di sì per un provino.

E nel caso si passi il provino?

Nel caso si passi il provino, si viene inseriti in una lista di nuove voci e potenziali brusianti, con nome, cognome e provenienza. Quando e se c'è bisogno, vi richiamano.
Dovete stare a Roma, se chiamano, essere a disposizione sempre, soprattutto se volete farvi conoscere.

Ma bisogna lavorare nel frattempo, però...

E certo: anche se vi chiamassero per un brusio, quanto ci ricavereste... diciamo novanta euro lordi? Non vi basterebbe per mantenervi.

Beh, insomma, mi ci pago il biglietto del treno!

No, non hai capito. Se non c'è scritto Roma in quella lista, di fianco al nome, vi depennano.

Perché?!

E perché diventate inaffidabili, col treno e tutto. Poi spesso vi chiamano all'ultimo perché non si possono saltare i turni di doppiaggio per via delle scadenze, e magari un attore si è ammalato e chiamano voi per infilarci un turno di brusii. Può capitare che chiamino al mattino per il turno dell'una e mezza, o la sera prima per quello della mattina alle nove. Vanno per prossimità, il più vicino vince. Fate voi.

Quindi lei mi sta dicendo che bisogna trasferirsi a Roma, per forza, trovarsi un lavoro lì, che ti consenta di mantenerti, ma nello stesso tempo di fare appostamenti in giro per la città, a tampinare direttori che ti lascino fare un provino, e che se poi sei così fortunato da ottenerlo e bravo da passarlo non è detto che ti richiamino a lavorare?

Eh, è la gavetta, è fatta così. Per i primi due anni almeno, fino a che non ti fai conoscere.

E che se fai il pendolare e vivi da un'altra parte ti depennano dalla lista?

Sì, a meno che tu non sia già un attore noto, uno del mestiere, voglio dire. E allora stai dove ti pare. Di solito, minimo un paio di giorni di anticipo te li danno, in quel caso.

E... assistere ai turni? Per imparare, dico.

Una volta si faceva, sì. Adesso, è quasi impossibile. Per entrare negli studi, da noi vogliono l'impronta digitale, il badge, cose assurde. Ti trattengono il cellulare. Con la pirateria, internet e i telefonini, gli americani sono impazziti, ci sono dei controlli esagerati. Se a noi ci scappa di divulgare qualcosa che deve ancora uscire rischiamo il carcere.

Va bene. Grazie, Maestro.

 

Un miraggio nel deserto, un lavoro che non esiste perché di giorno o lavori o tampini gli studi di doppiaggio, voglio dire, una gavetta interminabile, incerta, costosa, per un mestiere che non hai mai fatto e che non è detto sarai in grado di fare mai, in un'altra città, lontano dagli affetti, dalle certezze, da casa tua.

Suona divertente.

Ho raccolto un vademecum del doppiatore, una specie di prontuario di doppiaggio, in base a tutte le cose che mi appunto ogni giorno da quando studio questa materia. Si sa, non esistono liste per queste cose, non esistono vademecum di doppiatori o prontuari di doppiaggio validi o esaustivi, anche perché il doppiaggio non è una cosa che si fa in teoria, ma in pratica. Bisogna essere bravi attori di base, specializzati in doppiaggio, "tutto qui".

Ma quelle che ho elencato qui sotto sono le cose che ho imparato finora e che mi aiutano, e che, come ogni altra cosa che mi ha aiutato finora, voglio condividere.

A proposito, un turno di doppiaggio consiste in tre ore di sala. Di solito, in un giorno, si fanno da un minimo di uno a un massimo di quattro turni, finendo a mezzanotte. E la stanchezza di un treno o di un viaggio estenuante in auto, di quelli che parti la mattina e arrivi nel pomeriggio, per capirci, non consentirebbero la lucidità e l'energia necessarie per una prestazione ottimale e prolungata sia a livello interpretativo che vocale. Un altro motivo per cui stare a Roma. Per non parlare del fatto che, oltretutto, si recita stando in piedi.

Piccola legenda di simboli e abbreviazioni convenzionali che in genere si trovano sul copione:
Simbolo Significato
/ Pausa
// Pausa lunga
/// Cambio sequenza
FC Fuori campo
IC In campo
CL Campo lungo
CLL Campo lunghissimo
CM Campo medio
PP Primo piano
SPL, DS Di spalle
ACC, SOVR Attacco accavallato o sovrapposto
SM Sul muto

  1. Se non sei un attore e non sai recitare, non passare nemmeno al punto 2. Vai a frequentare una scuola di recitazione, fai del teatro, poi semmai ritorna.
  2. Non stavo scherzando. Non si può prendere la specializzazione in chirurgia senza una laurea in medicina. Vai a studiare recitazione, vai.
  3. Se non sai recitare, non puoi fare l'attore nella vita. Stiamo qui finché non ti è chiara questa cosa. E, nel doppiaggio, in particolare, non devi avere alcun accento durante la performance, la parlata deve essere geograficamente neutra: non si deve capire di dove sei, questo è un requisito imprescindibile. Devi diventare bilingue.
  4. È un lavoro fatto di cervello, non di voce. Se no poi non ti credono. E anche di una piccola dose di artigianato, oltre che di arte. Quello che si chiama "il mestiere".
  5. Porta con te sempre una matita per appuntare sul copione fiati, appoggiature e segni espressivi come uno spartito musicale.
  6. Porta con te sempre una bottiglia d'acqua. È fondamentale rimanere idratati.
  7. Un film in genere sono circa 200 anelli. Un anello è la proiezione a ripetizione della scena da doppiare. Prima dell'era digitale, ci si riferiva allo spezzone di pellicola chiuso a formare un anello. Ne è rimasto il nome.
    Si dice, entri allo 01:04:18, esci allo 02:03:24.
  8. Non appoggiarti al leggio, scarica l'energia sui piedi. Se si incide insieme ad altri attori, cosa che non succede quasi più, la donna (o la voce che entra meno), in genere, sta in mezzo, più centrata rispetto al microfono. In caso di statura bassa, si ha a disposizione un piano rialzato di appoggio.
  9. Prima di iniziare, riscalda la voce e sciogli i muscoli della bocca, con esercizi su suoni specifici, e, soprattutto, prepàrati ad un'adeguata respirazione buttando fuori tutta l'aria (e tutta l'ansia e lo stress che ti porti da fuori) dalla bocca, inspirando col naso, deglutendo, trattenendo l'aria ed espirando infine come se alitassi su un vetro per farlo appannare. Lentamente, fino a completo svuotamento e accartocciamento del diaframma, per due o tre volte consecutive. Svuòtati, libera la mente!
  10. Di base, sali di tono e di volume rispetto a quando parli normalmente. E tieni giù le spalle! Usa il diaframma, in caso di registri bassi di tono; metti la voce più in maschera, in caso di toni medi e più concentrati sulla cassa armonica della bocca, meno profondi e più vicini al naso; usa una voce di testa in caso di toni e modulazioni alti. Mettiti a studiare canto se non hai la più pallida idea di cosa io abbia appena detto.
  11. Impara a respirare, non stare in apnea! Ségnati subito i respiri del personaggio, e i versi di naso e bocca, se ci sono. Respira con lui.
  12. Una cosa che fa la differenza sono i raddoppiamenti sintattici. Ma, se sei arrivato fin qui, ci si aspetta che sulle regole di fonetica e dizione tu risponda anche nel sonno.
  13. Dice, ma da dove parto? Cosa devo guardare del personaggio? Se dovessi scegliere una cosa fra tutte?
    Gli occhi, guarda gli occhi. Imitali. L'espressione vocale seguirà in automatico.
  14. Parti poi dal respiro, il tuo, intendo, per ricreare lo stato d'animo che supporta gli occhi. Non c'è tempo di applicare il Metodo (Stanislasvkij-Strasberg) in sala, nonostante ci si aspetti tu lo abbia interiorizzato al punto da esserti creato una specie di database emotivo a cui attingere in modo meccanico: stùdiati come funziona il respiro nei vari stati psico-fisici umani (es. ansia, pianto, freddo, relax, ...) e poi parti respirando in quel modo. Lo stato emotivo verrà indotto di conseguenza e l'espressione vocale seguirà in automatico.
  15. A parte il discorso recitativo-interpretativo e tecnico-vocale, il doppiaggio è un grande lavoro di imitazione del lavoro originale. Che non significa scimmiottamento, però, quanto restituzione accurata.
  16. Rifai la mimica, come un corrugamento della fronte o la posizione del mento rispetto al collo. Fa' gli stessi gesti, e, indovina, l'espressione vocale seguirà in automatico. Se al personaggio si vedono i denti tutto il tempo, parla tutto il tempo con le labbra tirate e i denti scoperti. Se il personaggio fa una foto e strizza l'occhio per centrare il mirino, parla con la bocca storta come fa lui. Se sta mangiando, parla con la lingua laterale stretta fra i denti. E così via.
  17. Esattamente come gli occhi dell'attore, guarda la posizione del mento. Essa determina l'espansione o la compressione del collo, della gola, e quindi dell'emissione vocale.
  18. Dove guarda il personaggio? Come cammina? Com'è vestito? Che movimenti di braccia o di spalle compie? Sorride? A che classe sociale appartiene? È ricco e sicuro di sé? O è timido, sottomesso? In che periodo storico è ambientato il film, e dove, qual è la sua ambientazione geografica? Un inglese soffre diversamente da un latino. Il corsetto femminile influisce sulla postura, e quindi sulla parlata. Tieni conto che negli anni Venti non c'era la parità tra uomo e donna, bianchi e neri, tieni conto che devi restituire il rapporto che intercorre tra i personaggi. Tieni conto della rozzezza dei personaggi ignoranti. Tieni conto che una persona grassa respira in modo diverso da una magra. Un'impiegata delle poste parla in modo diverso da una prostituta, o da un'infermiera di notte. Devi tenere conto di tutto.
  19. Che rapporto psicologico / relazionale / di classe intercorre tra i personaggi che si stanno parlando? Confidenza, riverenza, timore... Si conoscono o è la prima volta che si parlano? Devono essere chiare le gerarchie di ruolo, se ci sono. Già dal saluto, lo spettatore deve capire la routine, se c'è. Fammi sentire che lo ami, quell'uomo.
  20. Entra dentro quel corpo!
  21. Entra dentro quello schermo!
  22. Esci da te stesso, non farti riconoscere. La cosa migliore che tu possa sentirti chiedere come doppiatore di fronte a una performance è "Ma sei tu?"
  23. Attenzione alle condizioni metereologiche della scena. In inverno si parla in modo diverso dall'estate. Se piove, la pioggia devi farmela sentire: porta la voce per sovrastare il rumore, ovvero alzati di tono (in senso proprio musicale), e parla con la "giacca chiusa". Se è freddo, il respiro è diverso rispetto a quando si parla in spiaggia sotto al sole.
  24. Non cercare i suoni, cerca i modi. E mantienili. Non lasciar cadere la frase alla fine. L'intenzione si dà nelle ultime due lettere!
  25. Attenzione alle stanze affollate: il volume della voce cresce.
    La scena si svolge all'aperto o al chiuso? Volumi e toni cambiano di conseguenza.
  26. Devi pensare. Che farei io se fossi in quella situazione? Non recitare, sii vero. I tre cardini sui quali si basa la credibilità recitativa sono testo, sottotestocontesto. Fatti delle domande, perché quel personaggio l'ha detta così? Il pensiero, la parte non scritta delle battute, l'intenzione, sono tutto. Relazionati alla situazione.
  27. Se il personaggio cammina, siccome non sempre si può fare quello che fa l'attore sullo schermo, pensalo che sta camminando, e parla come se. Se il personaggio originale ha il fiatone, tu hai il fiatone. Se balla, tu balli, fammelo sentire dal respiro e dagli sbalzi di voce. Parlare da sdraiati è diverso che parlare da in piedi, o mentre si corre... Trova la fisicità, i movimenti del personaggio, fammi sentire lo sforzo di chinarsi a raccogliere quell'oggetto.
  28. La parlata in acqua, in piscina o al mare, va simulata: mentre il personaggio nuota, respira soprattutto con la bocca, fa colpi leggeri di glottide e sospiri, sta facendo un'attività fisica che richiede un minimo di sforzo che si deve sentire, tiene la testa sempre alta e il collo teso perché ha l'acqua alla gola. Se ha freddo, batte i denti, e compensa l'ingombro delle gocce sul viso con versi del naso e della bocca.
  29. Se c'è distanza, come nei campi più lunghi, porta la voce, alza volume e tono. Restituiscimi il cambio di campo. Fammi sentire i campi lunghi, medi, i primi piani, i campi lunghissimi.
  30. Fammi sentire i cambi di distanza tra i personaggi durante la scena: se i personaggi si muovono, le distanze tra loro cambiano e questo va fatto sentire. Quando la distanza tra i personaggi è pochissima, sussurra, timbra meno, soffia di più.
  31. Timbrare significa rendere la parlata netta, autorevole, senza aria, poco amorevole, più distaccata; il contrario di timbrare è soffiare, ovvero aggiungere aria, come "vieni ti devo dire una cosa in privato", o diventare più amorevoli, materni, come "fai questa cosa, per favore". Usa la miriade di sfumature che se ne stanno tra il solo timbrato e il solo soffiato; modula il timbro, la voce, le frasi con variazioni di tono e di intensità. Con esercizi quotidiani di lettura, per lo più, la cosa diviene spontanea.
  32. Chi sta guardando il personaggio mentre parla? Fammi sentire il cambio di interlocutore.
  33. Se devi urlare, non farlo in direzione del microfono, spostati leggermente di lato, cambia angolazione. Puoi fare anche un passo indietro.
  34. Le persone omologano i modi di parlare: se uno ti parla con un tono, tu tendi a rispondergli con lo stesso tono. Essendo che ormai si doppia solo in colonna separata, chiedi l'altro doppiatore in cuffia se ha già inciso.
  35. Entra nella personalità del personaggio, per esempio una diciottenne felice, simpatica, contenta di essere in vacanza (entusiasmo, parlata spedita, ...) Restituisci il suo carattere.
  36. "Alleggerisci" in gergo significa àlzati di tono, per rendere il personaggio più fresco, più frivolo, più giovane, meno maturo, in tutti i sensi.
  37. Non articolare troppo come facevi per gli esercizi di fonetica, risulta innaturale: ci vuole ritmo, velocità, credibilità. Scandisci tanto e allenati a leggere velocemente a parte, questo ti aiuterà ad essere più fluido e a scandire meno nella performance. Scandire troppo ostacola il ritmo e la fluidità. Il ritmo è spesso molto più veloce di quando parliamo normalmente; in genere, cala con l'età del personaggio, è più lento sugli anziani. Attenzione anche ai cambi di ritmo e velocità all'interno della stessa frase: devi seguirli alla lettera. Respirare col personaggio aiuta.
  38. Esagera, spingi! Porta la voce, senza urlare. A ridimensionare si fa sempre in tempo. Se il segnale che arriva al microfono è debole, è inutilizzabile.
  39. Un commento, una parentesi nel mezzo della battuta, si trova su un piano diverso, secondario: questo cambio devi farlo sentire. Se la frase è divisa in due sottofrasi, fammi sentire le due intonazioni diverse.
  40. Decodifica anche la colonna sonora: essa commenta la situazione della scena (leggera, drammatica, ...) Làsciati suggestionare, aiùtati.
  41. Non ri-recitare i ruoli, l'attore originale l'ha già fatta. Seguilo, lineare.
  42. Aiùtati col corpo: usa le prese di forza del Metodo. Tieni le chiappe strette e spingi sugli addominali.
  43. La sequenza fondamentale delle cose da guardare:
    • occhi
    • respiri
    • pause
    • appoggiature
    • rapporto tra i personaggi / gerarchie
    • carattere del personaggio
    • fisicità
    • ceto sociale / costume
    • epoca, e ambientazione geografica
    • genere filmico e stile recitativo
  44. A partire da un'intenzione interpretativa di base, che dovrebbe per logica del discorso generare il resto in modo naturale, si recita con toni (altezze musicali, intonazioni) e ritmo (tempi, velocità, variazioni di andatura, appoggiature).
  45. Gli oggetti che indossa il personaggio la dicono lunga su di lui: siamo al cinema, ogni particolare se ne sta lì per un motivo, non è casuale. Fatti aiutare, oltre che dall’audio, dall’estetica del personaggio a trovare la sua musicalità.
  46. Impara a giustificare le pause: perché il personaggio ha fatto quella pausa? Non si ricorda? Sta pensando? Non vede bene? È sadico? Giustifica le pause in maniera credibile.
  47. Perché il personaggio si sgranchisce la voce? Ha paura? Non si ricorda? Gli viene da piangere? Sta mentendo? Giustifica ogni gesto in maniera credibile.
  48. Enfatizza i passaggi di vocalità legati allo stato d'animo. Fai sentire la differenza, altrimenti è tutto uguale!
  49. Nelle scene in cui si sospira molto (es. sesso, freddo, ...), si rischia di andare in iperventilazione, con giramenti di testa e rischio svenimento. (Provare per credere -.-) Per ovviare a questo, non fare tutti i respiri muti, ogni tanto emetti un suono timbrato, mettici della voce.
  50. Ecco i trucchi principali della parlata con accento straniero:
    • appoggia sulla parola sbagliata, per esempio: io sono stanca, io no dormo più.
    • non usare gli articoli;
    • sbaglia le forme verbali.
    • In particolare, francesi e spagnoli sono più coloriti, gesticolati, veloci, più caricati; americani, inglesi e tedeschi invece sono più vicini a noi.
    • Rendi lieve l'accento specifico, non fare la caricatura della lingua. I cinesi non mettono le elle al posto delle erre, a meno di non cercare la comicità, mettono piuttosto un suono "bloccante" più simile alla "d", come "pedché" o "sempde". I francesi, invece, nasalizzano alcune vocali, strascicano le "g dolci" e le zeta e scambiano le a con le o, come in Poirot "mi dia una stònsa". Tanto per fare alcuni esempi.
  51. Gli ubriachi hanno due caratteristiche:
    1. la lingua gonfia, più spessa, e quindi meno mobile, e questo si traduce nelle erre e nelle elle più lente;
    2. un lieve affanno (fiato pesante).
  52. La battuta che chiude la sequenza è sempre in chiusura, chiudi. Chiudere significa abbassarsi di tonalità, mettere un punto. Non lasciare l'idea della sospensione. Aiùtati puntando un dito verso il basso, mentre pronunci l'ultima parola.
  53. Le interrogative non si fanno sull'ultima parola, ma di solito all'inizio o a metà frase. Per esempio "Posso essere trattenuta anche se sono innocente?!" in lettura diverrebbe: posso essere trattenuta? anche se sono innocente. A volte vanno addirittura chiuse, come in: che cos'è, questo. Ovviamente, tutto dipende sempre dall'intenzione, ma è raro e stonato leggere il punto interrogativo alla fine. È finto.
  54. Le risate sono colpi di glottide sulle vocali, come i colpi di tosse. Riproduci il più possibile il "verso" dell'attore.
  55. Quando si litiga o i toni sono alti, non si molla mai l'ultima sillaba! Anzi, si scandisce.
  56. Non fare le finali sempre allo stesso modo.
  57. Non innamorarti di una tua modalità, segui l'attore, evita i virtuosismi personali.
  58. Ascolta sempre i consigli e le richieste del direttore, la maggior parte delle volte ha ragione lui. Tranne quando ha ragione lui.
  59. Impara da tutto, impara da tutti, ruba più che puoi, imita, riproponi, creati un repertorio da cui partire, per poi superarlo.
  60. Rispetta il mestiere e sii puntuale. Alcuni direttori non perdonano.
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